davide foster wallace

Come diventare se stessi? Parla David Foster Wallace

“Se non hai il tempo di leggere non hai il tempo (e gli strumenti) per scrivere” (Stephen King)

Essere pendolare è una seccatura per molti versi. A chi in fondo piace stare al ritmo degli altri?

Per difendermi provo a resuscitare i tempi morti tipici di chi passa 4 ore al giorno nei mezzi pubblici, leggendo selvaggiamente. Una pratica che tra l’altro, consiglio ad ogni blogger e ad ognuno che voglia intraprendere il mestiere di web writer: è scientificamente provato che leggere aumenta la capacità di vocabolario e migliora il lessico (Stephen King docet).

Oggi voglio parlarvi di web writing e scrittura solo “di rimbalzo”, raccontandovi un libro che che mi ha davvero colpito: Come diventare se stessi di David Lipsky.

Essere Se Stessi, un’impresa

Il libro è la fedele trascrizione di un’intervista che Lipsky fece a David Foster Wallace per il Rolling Stone, testata per la quale lavorava nel 1996: il risultato non fu una semplice sequenza di domande e risposte come mi sarei aspettato, ma una bellissima chiacchierata tra amici “on the road”.

Si parla soprattutto del suo capolavoro, “Infinte Jest”, che in quel periodo Wallace stava promuovendo (o meglio, che Wallace stava promuovendo sotto tortura della casa editrice). Ma gli argomenti toccano un po’ di tutto: vita vissuta, esistenzialismo, il passato tormentato di Wallace, il mondo della scrittura e degli scrittori.

Compresse in 435 pagine, troverai tante piccole lezioni di vita. Tre di queste mi hanno colpito più di altre, e ve le voglio raccontare.

 1. La scrittura funziona davvero solo quando viene pensata per chi legge

“Quella roba (NdR riferito alla scrittura d’avanguardia di cui anche lui fece parte) non è scritta male, ma chiede al lettore una quantità di fatica che è ridicolmente sproporzionata rispetto alla soddisfazione che ne trae […]. Quello di fatto è un libro scritto per scrittori, teoretici e critici, non per il lettore. Perciò volevo scrivere qualcosa di sperimentale, strano, ma al tempo stesso divertente […], per ripagare la fatica del lettore.” (pag.92)

Succede anche nel copywriting, e altrettanto spesso nella scrittura creativa: spesso ci dimentichiamo dei nostri lettori per seguire le nostre convinzioni o le velleità del momento.

È paradossale, vero?

Questo blog (come il tuo o come un libro del resto), affinché abbia ragione d’esistere, si rivolge ad un’audience. Eppure, se l’attenzione cala, corro il rischio di scrivere seguendo dei miei film mentali, e non c’è pericolo più grande. Cioè, va bene se cerco il monologo. Ma parliamoci chiaro: quale scrittore o blogger, rinuncia al piacere di essere letto? E ancora, che senso hanno tutti gli enormi sacrifici per la gestione di un blog o, peggio ancora, per la stesura di un libro quando non ti leggerà nessuno?

Insomma, una scrittura efficace deve parlare sempre ai propri lettori.

2. La tv è seducente, ma ti lascia un vuoto dentro: grazie a lei puoi ricevere attenzioni e stimoli senza dare nulla in cambio.

“La tv ci dà l’illusione di entrare in rapporto con la gente. È un modo per avere davanti qualcuno che mi parla, che mi intrattiene e non mi chiede nulla in cambio, se non dell’attenzione superficiale. E questo è molto seducente. Ma ti lascia anche una grande sensazione di vuoto” (pag.153-154)

Questo è un altro passaggio che ho apprezzato e condiviso a pieno. Quella “sensazione di vuoto” la subivo enormemente quando ero più piccolo, dopo ore davanti alla tv e dopo altrettante ore davanti ai videogiochi: finito il divertimento, c’era sempre una parte di me tremendamente insoddisfatta.

Il perno di questo ragionamento sta nell’impegno, secondo Wallace. Sì, i rapporti sono faticosi, ma ti danno sempre in cambio qualcosa che ti riempie, ti fa sentire vivo. In confronto la tv ci riesce molto meno e comunque, soprattutto questa tv di oggi, quasi mai.

3. smetti di sentirti più intelligente di qualcun altro e in quel momento stai diventando più intelligente.

“Le parti di me che pensavano che fossi diverso, più intelligente o quello che era, mi hanno quasi portato alla morte (tentò il suicidio intorno agli anni ’90).” pag. 315

L’inno all’umiltà: la cosa di Wallace che ti sorprenderà, se leggerai il libro, è la consapevolezza dei suoi limiti. Sa di essere uno scrittore di talento e che sta assaggiando il successo internazionale, ma con Lipsky non si evince mai un rapporto “giornalista VS star mondiale”. Neanche per un attimo.

Cerca di mettere a suo agio il giornalista, gli fa domande, desidera un rapporto alla pari. Una profonda umiltà che non si rimangerà mai per tutta la durata dell’intervista.

Qualcuno di voi, a ragione, potrebbe obiettare che dietro tutto questo ci sia la volontà scaltra di “ammorbidire” il suo intervistatore e ottenere così un “bel pezzo” sul Rolling Stone. Lo stesso Wallace, si preoccupa che Lipsky possa pensare questo, confessandoglielo più di una volta. Ma è la naturalezza delle loro conversazioni a confermare che tutto ciò che stava avvenendo tra loro era estremamente reale, privo di ogni artificio.

Conclusione

Ti è mai capitato di leggere dei libri che ti entusiasmano a tal punto che fermeresti la gente per strada e cercheresti di convincerli a comprarlo? “Come Diventare Se Stessi” a me ha fatto questo effetto: ti fa entrare in intimità con un grande personaggio della letteratura moderna, ma soprattutto ti apre la mente su molti aspetti di vita vissuta.

Ovviamente lo sconsiglio a chi invece in questo momento vuole leggersi un romanzo e non centinaia di dialoghi diretti fedelmente trascritti, interruzioni comprese.

Se tu l’hai letto, commenta il post e dimmi che ne pensi!

(Immagine in Evidenza, fonte http://www.walesartsreview.org)

Mauro
Blogger da quando avevo 15 anni, oggi Web Marketer appassionato. Sono curioso come una scimmia, e soffro di due forti dipendenze: la musica e la pizza.

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