il tuo lavoro non piace

Quando il tuo lavoro non piace al cliente/capo. Come reagire?

Quel giorno l’abbiamo passato tutti ed è andato più o meno così. Hai rispettato alla lettera il brief, hai condotto ricerche minuziose, ti sei confrontato con il mercato… insomma hai fatto tutti i compiti per casa.

Convinto, stanco, ma fiero delle 2 di notte fatte davanti a quel fottutissimo schermo, consegni il tuo lavoro e “lui” te lo smonta totalmente. Dove per lui intendo il tuo responsabile, o il tuo cliente.

Come gestire la situazione? Com’è meglio reagire? Come tentare di salvare il lavoro e portare il capo/cliente verso la propria direzione? Meglio gettare l’ascia di guerra o andare fino in fondo?

Tramite l’esperienza e un pizzico di buon senso, cerco di dare una risposta a tutte queste domande.

Perché ci rimaniamo così male?

In ogni lavoro (creativo) c’è un po’ di te.

Ad esempio quando la bozza di un’email per una dem viene bocciata dal capo/cliente, il primo sentimento che provo è di forte delusione. Successivamente, si mette in moto la ragione che spacchetta e sposta la delusione dallo scompartimento “personale” a quello “lavorativo”. Ma è un processo che, ahimè, avviene in un secondo momento.

Perché la delusione? Perché questo sentimento negativo e intimo? Qualcuno potrebbe osservare “ehi, la prendi troppo male. È solo lavoro“.

E invece no. C’è sempre un po’ di noi stessi nel nostro lavoro: c’è quello che abbiamo studiato, c’è ragionamento, ricerca, passione. Perché è un lavoro che non ti è capitato: il lavoro di web copy è un lavoro che ti sei scelto e in cui vuoi essere dannatamente bravo.

Primo step: razionalizzare dividendo l’oggettivo dal soggettivo

Si ti astrai dalla sfera “personale” e riesci a razionalizzare le osservazioni che ti vengono fatte, puoi ancora portare  a casa il risultato sostenendo le tue ragioni e facendo passare il tuo lavoro.

Come riuscirci? Per prima cosa devi dividere le osservazioni che ti vengono fatte in soggettive e oggettive.

Osservazioni soggettive: fai valere la tua professionalità!

Le motivazioni soggettive riguardano tutto tranne che il mondo della comunicazione e della pubblicità online. Dalla scelta dell’immagine che “no, non mi piace” alla scelta di una frase piuttosto che un altra perché “secondo me ha più senso”. Insomma, il cliente/boss sta giudicando il tuo lavoro in base a delle sensazioni non supportate da fonti scientifiche o statistiche attendibili e nemmeno dal brief.

Qui puoi dire la tua respingendo ogni obiezione a patto che tu metta, dietro le tue argomentazioni, ipotesi valide e provabili.

Insomma, è qui che puoi rivendicare il tuo lavoro con forza: nel campo della soggettività puoi vincere con l’oggettività. A meno che non ti trovi di fronte al proverbiale “muro di cemento” dove le strade che potrai intraprendere si riducono a due: andare allo scontro frontale o mollare la presa.

Osservazioni oggettive: fai un passo indietro e riconosci i tuoi errori

Riguardano precise caratteristiche del tuo lavoro che non rispondono al brief o ad altri elementi certi di cui anche tu eri a conoscenza. In questo caso, ti consiglio un passo indietro: errare humanum est. Ammetti l’errore: anche i top player sbagliano i calci di rigore.

E poi ci sono i modi

Se entri in dialettica con il cliente/datore di lavoro, è meglio che ti prepari: i modi, il “saper prendere la persona” possono essere più determinanti delle stesse argomentazioni per convincerlo.

C’è chi di fronte ad un comportamento saccente e presuntuoso non molla la presa neanche se ha palesemente torto. C’è chi invece, se sei troppo educato, è pronto ad asfaltarti regolarmente e chi, infine, potrai convincere solo se lo tratti male.

Chiunque sia la tipologia di interlocutore testa vari comportamenti e modulali in base ai risultati che ottieni al momento. La persuasività offline è un’arte con poche regole scritte, in cui conta tanta sensibilità ed esperienza.

Lo scontro frontale: quanto sei disposto a rischiare?

Quando la sua posizione è inconciliabile con la tua, lo scontro frontale è un’alternativa da prendere in considerazione.

È l’estrema ratio che può portarti anche a perdere il cliente o incrinare il rapporto con il tuo datore di lavoro: insomma devi farlo con consapevolezza.

Onestamente non mi è mai capitato di dover arrivare fino a tanto. Forse perché ho sempre immaginato che da un confronto definitivo potevo sempre uscirne male e pieno di rimpianti.

Ma razionalizzando e usando del buon senso ti direi: se le ripercussioni sono accettabili, vai fino in fondo. Ma se hai dei dubbi, non farne solo una questione di orgoglio e ritraiti: eviterei di trovarmi in situazioni difficili solo per 5 minuti di gloria. E poi, in fondo, le sfide da vincere non finiscono mai: c’è sempre modo di prendersi una gustosa rivincita!

scontro frontale con il proprio cliente/capo

Raccontami le tue esperienze nei confronti con capo/cliente scrivendomi tra i commenti. E se questo post ti è piaciuto… condividilo sui social!

Mauro
Blogger da quando avevo 15 anni, oggi Web Marketer appassionato. Sono curioso come una scimmia, e soffro di due forti dipendenze: la musica e la pizza.

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