tecnicismi e comunicazione

Tecnicismi e inglesismi non ti fanno né fico, né preparato

Devo confessare: sono caduto più volte nella trappola dei tecnicismi e degli inglesismi eccessivi.

I motivi? Dimostrare di “aver fatto i compiti”, ostentare le mie competenze, o semplicemente per accarezzare un po’ il mio ego.

Poi con il passare degli anni e un briciolo in più di esperienza, ho realizzato che esprimendomi in quel modo non stavo ottenendo niente di tutto questo. Anzi, commettevo almeno 3 gravi errori in un colpo solo:

  • stavo uccidendo la lingua italiana. Bruciavo la mia lingua con un dialetto osceno composto da parole come “briffare” (informare), “postare” (pubblicare un post), “sharare” (condividere) e abusavo di termini tecnici come “meeting” (riunione), “KPI” (obiettivi), “target” (consumatore tipo);
  • stavo uccidendo la comunicazione. Un delitto ancor più grave dato che sono un professionista della comunicazione;
  • stavo addormentando i miei interlocutori, che dopo la settima parola tecnica in 2 minuti, erano già in pieno stadio REM.

Ora potresti controbattere dicendo che i tecnicismi provano i tuoi studi, la tua dedizione al lavoro e a ciò che ami. Già, erano le mie giustificazioni preferite! Ma poi più accumulavo esperienza, più mi rendevo conto della loro inutilità. Ed ecco il perché.

1. Tecnicismi e inglesismi non provano le tue competenze

Sono i risultati che provano le tue competenze. Al tuo capo o al tuo cliente non interessa quanto tu padroneggi il linguaggio tecnico, se alla fine non porti valore.

Anzi, molte volte, è proprio grazie alla semplicità con cui spieghi, esponi, e argomenti, che dimostri quanto tu sia preparato.

2. I tuoi colleghi/concorrenti li usano? Differenziati!

Seguire una mossa di un collega, o di un concorrente, a volte può essere giusto. Altrettante volte, no.

Voglio dire, guarda come comunicano i grandi brand, o i grandi personaggi del tuo settore!

Nel mio caso, se penso al linguaggo che Seth Godin usa nei suoi libri, (per chi non lo conoscesse, Godin è uno degli imprenditori più capaci e talentuosi del mondo, nonché scrittore di diversi successi editoriali) ho ben chiara la via da percorrere: linguaggio cristallino, vocabolario semplice, uso di tecnicismi solo quando strettamente necessario.

3. I tecnicismi sono inevitabili nel tuo lavoro? Non sempre!

Non voglio estremizzare: so bene che semplificando eccessivamente il tuo linguaggio rischi di fare la figura del fesso, soprattutto se lavori in alcuni mercati (penso a quello bancario, fiscale o assicurativo) o in contesti formativi ed educativi.

Escluse le dovute eccezioni, credo che la comunicazione efficace si appoggi quasi sempre su un vocabolario semplice, dove i tecnicismi sono ridotti all’osso.

Del resto, qualcuno qualche centinaia di anni fa disse:

La semplicità è la più grande sofisticatezza (Leonardo Da Vinci)

Conclusione

A mie spese, ho capito che sia in contesti lavorativi, sia nella scrittura dei contenuti web, usare un linguaggio eccessivamente tecnico non porta a nulla. Serve solo a gonfiare provvisoriamente il tuo ego.

È piuttosto l’ascolto dell’interlocutore e la semplificazione dei concetti – e quindi anche del vocabolario – a rendere la tua comunicazione efficace, sia online che offline. 🙂

Tu che ne pensi? Lascia la tua tra i commenti!
Mauro
Blogger da quando avevo 15 anni, oggi Web Marketer appassionato. Sono curioso come una scimmia, e soffro di due forti dipendenze: la musica e la pizza.

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