Perché siamo scappati, scappiamo e scapperemo dai nostri posti di lavoro

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Sembra totalmente sconnesso dalle tematiche di cui solitamente scrivo, e invece il tema “tieniti stretti i talenti” credo ne rappresenti la colonna portante.

Le persone, almeno nel nostro lavoro (nel digital marketing e nella customer experience), fanno ancora tutta la differenza del mondo. Per quanto riguarda la Customer Experience, forse, l’importanza raggiunge picchi altissimi: posso infatti confermare in base alla mia esperienza e alle tonnellate di letteratura che troverete online e offline, che esiste una forte correlazione tra la felicità dei clienti di un’azienda e quelle dei suoi collaboratori. Ce lo dicono i numeri, ma anche il buon senso: è palese che un impiegato felice tratterà i tuoi clienti splendidamente.

Eppure, nonostante la correlazione sia universalmente accettata, continuo a sentire tante storie di dipendenti scontenti, di capi-padroni, di brutte separazioni. C’è per caso qualcosa che aziende e manager non stanno capendo?

Direi molto più di un semplice “qualcosa”: molti di noi non stanno proprio capendo proprio nulla.

Lo vedo da come alcuni cosiddetti manager trattano le persone (come se fossero una “commodity”, una cosa sempre facilmente rimpiazzabile, per intenderci), quando invece i fatti, ma soprattutto il conto economico, la pensa diversamente: il licenziamento di un collaboratore di media esperienza ti costa circa il 20% del suo salario annuale lordo, quello di un bravo manager fino al 200% della sua RAL.

Partiamo dai dati

Perché i dipendenti abbandonano la barca? (fonte):

  • l’82% dei lavoratori sarebbe più leale se avesse un lavoro più flessibile
  • il 91% dei lavoratori sarebbe più incline a restare se il suo datore di lavoro mostrasse più empatia
  • il 59% dei lavoratori realmente coinvolti nel progetto e nella missione aziendale non cercherà un nuovo lavoro almeno nei prossimi 12 mesi
  • solo il 12% dei dipendenti lascia il proprio lavoro esclusivamente perché vuole più soldi
  • il 76% dei lavoratori che non si sentono sufficientemente apprezzati stanno cercando già nuove opportunità lavorative

Conclusioni

I soldi non sono la causa principale di divorzio tra lavoratore e datore di lavoro. Questa tesi la sottoscrivo col sangue da dipendente, da manager e da persona (non che io sia un campione così statisticamente rilevante, ma forse il mio ego è talmente grande che lo potrei diventare): i lavoratori vogliono sentirsi gratificati, apprezzati, vogliono sentirsi inclusi come parte viva di un progetto, non dei semplici robottini con lo stipendio alla fine mese.

La flessibilità è un’altra parola chiave: davvero, cari imprenditori e colleghi, a meno che non siate nel campo della manifattura, smettiamola con questa mania di controllo, del “tutti ai vostri posti di combattimento”, delle proverbiali 8 ore. Non ve ne accorgete che la giornata lavorativa 9-18 non è più sostenibile e che cozza completamente con i ritmi normali (ergo, frenetici) di un qualsiasi individuo/famiglia? Vi siete accorti che durante 2 mesi di lockdown (insieme – per carità, mi muore il cuore solo a pensarci – alle tante attività che si sono dovute fermare, che soffrono e stanno soffrendo) ci sono state attività che hanno prodotto ugualmente, se non di più, in regime di lavoro agile e che, quindi, avevate totalmente torto?

I lavoratori della conoscenza hanno bisogno di un computer, una connessione internet, un telefono e un capo che abbia la decenza di misurare la qualità del loro lavoro non “a ore”, ma in base agli obiettivi raggiunti. Niente di più. Se non stai ancora dando la flessibilità che i tuoi collaboratori si aspettano (e di cui hanno bisogno) gli scenari sono due: o non conosci gli strumenti che servono per lavorare efficacemente da casa, e quindi “Vai a studiare e aggiornati” o non sei in grado oggi di fare il capo nel 2020.

Infine apprezzare le persone, riconoscere il loro talento, saper ascoltarle direi che neanche sono virtù proprie di un buon capo: è buona educazione e rispetto. Lavoro da quando ho 16 anni (oggi ne ho 36, sigh…sob) e in 20 primavere ne ho sentite di tutti i colori: “Non dirgli che è bravo se no ti chiede l’aumento”, “Non ti far vedere troppo comprensivo altrimenti se ne approfittano”

Cazzate, per giunta sbugiardate anche dai numeri.

A proposito di numeri: siamo di fronte a qualcosa che non si presta ad interpretazioni. Le persone non abbandonano le aziende per i soldi, ma perché diciamo loro di fare le cose senza comunicarne il motivo, perché non li ringraziamo quando fanno un ottimo lavoro, perché non li ascoltiamo quando hanno bisogno di comunicare con noi. Per carità, pagare il giusto i vostri dipendenti e pagare di più chi merita è sacrosanto e uno dei tanti modi per dimostrare che apprezzate il loro lavoro. Ma non pensate che con un aumento possiate davvero blindare i vostri talenti.

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